Due giornate in alta val Pellice, scialpinismo e accoglienza

Aggiornato il: apr 29

Lo scorso fine settimana abbiamo portato a termine il mini-ciclo di scialpinismo organizzato in collaborazione con il CAI di Pinerolo.

Abbiamo deciso di sfruttare gli accumuli dovuti alle ultime nevicate e di spostarci in un luogo abbastanza vicino, per rispettare al meglio le limitazioni caratteristiche della zona arancione.

Allora, qual posto migliore della conca del Prà?

Sabato mattina ci ritroviamo con Stefano Pelissero e i nostri 8 campioni, che stanno bruciando tutte le tappe. Alcuni di loro hanno appena iniziato, ma hanno deciso di dedicarsi corpo e anima alla disciplina dello scialpinismo, hanno gli sci e gli scarponi ancora incellofanati da inaugurare e testare.

Questa volta riusciamo ad assicurarci il caffè, siamo quindi pronti per partire.

Primo test: marcia verso la Conca del Pra.

Classica foto sotto alla cascata del Pis

Giunti alla conca, inforchiamo gli assi e saliamo dapprima sulla strada militare che porta verso il col Barant. La neve si presenta dura e trasformata.

Si sale con buonumore, fino a quando decidiamo di tagliare qualche tornante e salire per l'itinerario che sbuca sotto al giardino botanico Peyronel.

Lì iniziamo un po' di sano ravanage, facciamo per esercizio un buon numero di diedro front. Ma i nostri atleti, dopo essersi esercitati nei 70 cm di neve al passo Viafiorcia la settimana prima , non trovano alcuna difficoltà e proseguono indomiti verso l'alto.


Un po' di leggero sano ravano

Qui il mago del gruppo, invece di tirar fuori le colombe dal cilindro, fa apparire tre bellissime pernici bianche. Una è completamente in livrea bianca, le altre due iniziano a mostrare qualche macchia scura sul capo e sulle ali. Noi ci fermiamo in silenzio e le osserviamo a lungo. Loro emettono il loro caratteristico e poco elegante verso (da rospo).

Stiamo qualche minuto ad osservarle, salgono per un canalino ripido, una di loro apre la coda a pavoncella.

Tutti fingono di aver passato a pieni voti la loro ultima visita oculistica e sostengono di aver visto tutto. Rimanete anche voi in silenzio per qualche istante, seguite il bastoncino della vostra guida nella foto successiva, per immaginare anche voi di aver visto questo magnifico volatile.


Gruppo che osserva la pernice bianca

Brevemente arriviamo al giardino botanico, seguiamo la spalla, e giungiamo in vetta nei pressi del ripetitore radio. Un bel panorama si mostra a noi, con il caratteristico dirupo verso valle. Anche se le nuvole ricoprono il sole, non fa per niente freddo e ci prepariamo con calma alla discesa.


Osservando il dirupo della punta Barant 2426 m. Andrea si butta o non si butta?

La discesa sul costone è molto bella, su neve appena rinvenuta. Poi per evitare ravani, traversiamo e andiamo a cercare un tratto un po' più ripidello.

Ottimo esercizio per tutti, ognuno in modo un po' diverso: alcuni si esercitano nello slittamento e nella modulazione della presa di spigolo. Come tenere le spalle? il bacino? dove devo rivolgere lo sguardo? Altri imparano la tecnica della foglia morta, che richiede maggiore controllo. Altri ancora iniziano a saltellare a destra e a sinistra, e iniziano a scoprire le gioie della curva saltata.


Ancora più sotto, un toboggan-couloir ci fa divertire molto.



Brevemente raggiungiamo la strada militare e giungiamo brevemente al ponte sul Pellice, togliendo gli sci solo per una quarantina di metri.

Si parla soltanto di neve, fatica, e sudore.



Ultima risalita e raggiungiamo il posto tappa rifugio Jervis.

Qui possiamo svaccare, bere una birra sulla terrazza al sole, ascoltare lunghi canti alpini e partigiani.


Alcuni scendono fino a valle, gli impegni e le fatiche della vita di pianura, accompagnati da un grande gufo con i pantaloni arancioni.

Invece i rimanenti saldano sempre di più lo spirito di gruppo e di squadra... proponendo diversi orari di partenza l'indomani.

Domenica ci svegliamo, albeggia appena. Partiamo verso la Conca, in direzione della classica della valle: il Colle Seilliere 2849 m. Si, proprio là bisogna arrivare, proprio in fondo alla conca!

albeggia...

Quindi partiamo pimpanti (come quando si ha un cinghiale che corre nello stomaco) e un po' addormentati (come quando il cinghiale non vuole saperne di farsi digerire). Come si vede dall'immagine, la neve inizia a fondo conca. Che bello lo scialpinismo primaverile: sci a spalle e si pedala. Subito un ritmo sostenuto si impone, per avere gli sci a spalle per il minor tempo possibile (teoria studiata tutta la notte dalla nostra super Katia).

Cattivissimi al mattino presto

A fine conca, mettiamo i coltelli per sopravvivere alla neve dura del mattino. I rumori sgradevoli ci fanno salire in silenzio, un breve tratto in terra gelata fa fare evoluzioni degne del balletto di Mosca.


Le nostre ragazze ci mostrano come si cammina coi tacchi alti

Giungiamo a Pian Sineive, poi ci fermiamo a commemorare i imilitari americani caduti in aereo oltre 50 anni fa. Più in alto, un pensiero al cippo dedicato al collega Marco, e a Walter, Massimo, Federico, assi dello sci ripido delle nostre zone, caduti sulle pareti del Bersajas qualche anno fa.


Saliamo questo lungo vallone, la neve è crostosa portante, molto gripposa. Alcune zone sono in farina. Il panorama è stupefacente, ma ancora più stupefacente è la visione del Monviso quando, dopo la salita di un ripido canalino, si giunge al colle.


Una buona pausa, affacciati sul vallone del Guil, e con vista sulle pareti nord e ovest del Monviso.

In discesa la parte alta è ottima, possiamo continuare a lavorare sulla tecnica di discesa. Nella parte bassa del vallone invece la neve è più umida e ci obbliga a scendere a serpentone.

Scendiamo, scendiamo, ripercorriamo a ritroso la nostra via di salita, e giungiamo alla conca, prima di scendere nuovamente a valle.


Il ritorno alla macchina segna la fine di questa avventura, si torna un po' come bambini, quando si salutano i compagni alla fine della scuola a giugno, quando si sa che qualcosa è finito, ma si capisce anche che si sono guadagnati alcuni strumenti per poter frequentare in autonomia la montagna in veste invernale con gli attrezzi più adatti a solcare i magici pendii innevati.

Grazie a Roby Boulard e il personale del rifugio Jervis per la grandiosa ospitalità, davvero un esempio di professionalità e accoglienza.

Un ringraziamento al CAI di Pinerolo per l'opportunità di poter organizzare questa esperienza al posto del mitico corso di scialpinismo, che in questo bizzarro anno pandemico non si è potuto svolgere nelle modalità usuali.

Si è creato un bel gruppo di scialpinisti, pronti a conquistare le vette alpine. I migliori auguri a Fiorita, Stefania che porta gli sci a croce, Katia, Beatrice la mascotte, Daniela, Lisa, Roberto (no, Giorgio), Dario, Andrea, Paolo, per le emozioni che ci avete regalato e le soddisfazioni nel vedervi migliorare giorno per giorno, un fine settimana dopo l'altro.

E un grande ringraziamento ai colleghi-amici che hanno collaborato nell'ideazione e nella gestione delle uscite, Stefano Pelissero e Gioele Poddine!


E non esitate a contattarci per le nostre prossime proposte sul sito puremountain.org !

A maggio ancora scialpinismo, e inizieremo presto con le nostre proposte di alpinismo e arrampicata. Stiamo lavorando per voi, a presto!

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