AlpinisTeam: primi passi sui ramponi

Lo scorso fine settimana abbiamo iniziato un ciclo di introduzione all'alpinismo. Progettato per il sabato, il successo nelle iscrizioni ha permesso di creare due gruppi, uno al sabato, ed uno la domenica.


L'obiettivo di questo corso è scoprire la disciplina dell'alpinismo e formare verso l'autonomia.


Nella giornata di sabato le guide Fabio Agnese e Gioele Poddine hanno inaugurato il ciclo. Ci siamo ritrovati all'imbocco della val Chisone, per viaggiare in vista del vallone di Rodoretto. Il luogo è vicino al Pinerolese, la strada che si avventura nel fondo del vallone è pulita fino alla borgata di Balma. Qui parcheggiamo e beviamo il caffè preparato dalla nostra guida Gioele (la prossima volta esigiamo però le tazzine in ceramica!).

Il risveglio dei leoni

Il calcolo astronomico della posizione del sole ci fa parcheggiare sotto i caldi raggi del mese di maggio e ci fa preparare piacevolmente il materiale per la giornata. Ci presentiamo e vengono distribuiti ramponi, piccozze, regoliamo il tutto, leghiamo i lacci ai nostri scarponi e iniziamo a imparare le prime nozioni sul materiale. Un membro del gruppo ha degli scarponi nuovi fiammanti. Glieli invidieremo tutti, tutto il giorno (e non solo). Sia al mattino, sia al pomeriggio, quando capiremo che avere uno scarpone impermeabile è importante.

Presentazioni e distribuzione del materiale.

Già di primo mattino la nostra pimpante guida Gioele vuole portarci a fare dry tooling con i ramponi sulla roccia.


I ramponi tengono anche su roccia!

Ma sarà presto occupato con un gradinamento ad opera d'arte, di pochi metri. La guida Fabio durante la ricognizione del giorno prima aveva già creato dei gradini, ma questi sono già stati erosi dal calore. Ma come, Balma è a poco più di 1700 metri di altitudine, dove si trova il ghiaccio? La neve estiva rigelata nella notte può essere molto dura, e diventa un ottimo banco di prova per i nostri coraggiosi avventurieri.

Passato questo breve ostacolo, saliamo sulla strada sterrata che va verso la bergeria della Balma. Salendo verso la nostra zona di esercitazione, proviamo la tenuta delle nostre suole degli scarponi. L'equilibrio è molto importante e le sensazioni sono fondamentalmente le stesse con i ramponi o senza. Iniziamo a sentire il movimento, da dove parte, cosa fa il nostro baricentro (chi cosa? il baricentro!), e come esso si sposta quando vogliamo metterci in moto. Andiamo anche a testare il limite delle possibilità umane (sembra che i più scavezzacollo abbiano superato i 33,9° di pendenza).

Proviamo la tenuta delle suole e del carroarmato.

Dopo aver testato il movimento con gli scarponi, alcuni si domanderanno: ma io mi trovo bene così, a cosa servono quegli arnesi, a 10 e 12 punte?

Li infiliamo ai piedi e iniziamo subito a capire come sfruttare al meglio questi affilati attrezzi.


Si inizia a camminare in salita, in discesa, in modo alternato, in modo incrociato, con piedi a papera, con la piccozza in mano (ma in quale mano)?


Poi arriviamo all'esasperazione della tecnica e ai virtuosismi.

Dopo aver fatto un passo misto, con tanti dubbi, perfino dopo le "lezioni di danza", se "il manuale" imponga di muovere prima il piede destro o la mano sinistra, ci rifocilliamo e ci avviamo verso il pianoro della bergeria della Balma in modo da mettere in pratica ciò che abbiamo (faticosamente!) imparato.


Verso l'obiettivo (canale della diretta Nord alla Vergia)

Qui ci facciamo guidare dalla fantasia e, una volta indossato imbrago e ramponi, ci leghiamo come se fossimo su un ghiacciaio. Distanti 10 metri uno dall'altro, vediamo il nodo bulino e il nodo a palla, e ci avviciniamo verso il canalone che si fa con gli sci, quando si scende la Vergia dalla diretta della parete Nord.

Sul nostro ghiacciaio immaginario

Arrivati alla conoide, cambiamo assetto e ci lanciamo in corda corta in salita. Due cordate si sfidano per fare l'itinerario più scaltro e più ardimentoso. Le pendenze sfiorano in alcuni punti i 45-50 gradi.

Salita nel canale sui resti di valanghe

Alla fine del canale, dopo circa 450 metri di dislivello, ricompattiamo il gruppo in un ottimo posto tappa - terrazzino - balconcino, dove rifocilliamo i nostri stomaci. Qualcuno testerà l'affilatura dei ramponi... vero Stefy?

Ora di pranzo!

Indicando il monte Selletta
In blu la salita, in verde la discesa.

Da qui, andiamo a traversare verso destra su terreno più tranquillo ma meno ripido, fino ad incontrare la normale (scialpinistica) alla Vergia ed il suo canalone caratteristico.

Qui scivoliamo dolcemente verso valle, e i nostri eroi, noncuranti della pendenza e della bellezza dell'ambiente circostante, si fotografano per occupare le loro bacheche instagram e i loro profili social.

Ritorniamo sul nostro ghiacciaio immaginario, togliamo i ramponi, e sciogliamo i nodi che ci hanno legato in questa scoperta del solitario vallone di Rodoretto. La domanda è: siamo davvero riusciti a salire da quel canale?

Piero tronfio dopo la conquista

Ripassando sul nostro campo di battaglia del mattino, le nostre guide si cimentano in trattenute e in scivolate. Ecco perché abbiamo portato una brutta giacca a vento!

Corda sempre tesa e attenzione. Conveniamo che comunque è sempre meglio non cadere. Più che altro, per non sporcarsi nel fango.

Scivolate

Rientriamo alle macchine e chiacchieriamo con i padroni del luogo, poi scendiamo e risaliamo a Fontane alla trattoria di Piero. Gran mix di antipasti, un buon aperitivo (rigorosamente all'aperto), e la giornata è terminata!


Il motto degli agenti immobiliari londinesi è:

Location, location, location

. E lo è anche per noi! Abbiamo riscoperto in chiave primaverile questo magnifico vallone di Rodoretto. Poco frequentato, solo due persone (ciao Emilio e ciao Sbadato che sei partito senza sci da casa per fare scialpinismo!) oltre a noi nel vallone. Una ottima scuola di neve non deve essere per forza fatta in valli lontane e un po' sciccose, con autostrade e funivie. Aggiungo anche un grazie a tutti quelli che hanno partecipato e reso grandiosa a questa giornata.. e alla prossima!

La domenica le guide Denis Boudoin e Stefano Pelissero ripetono la performance sui pendii di pian della Regina, del resto chi nasce in provincia di Cuneo ci tiene a vedere sempre il Monviso, altrimenti perde l'orientamento.

Io non c'ero e quindi non posso commentare: vi lascio allora una carrellata di foto.



Grazie a tutti i partecipanti di sabato e domenica. La prossima settimana: legature, discesa in corda doppia, e come risolvere le emergenze!


Se sei interessato a partecipare alle prossime uscite di questo ciclo di alpinismo, o se vuoi iscriverti alle nostre proposte (guarda ad esempio il nostro ciclo dedicato alle vie lunghe!), clicca qui!

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