Traversata Ecrins 2022

Aggiornamento: 15 mag

Sottotitolo 1: che posto!
Sottotitolo 2: innumerevoli cambi di assetto.

Questo giro è stato sognato, voluto, pianificato, da diversi mesi insieme al buon Trilly. In particolare è lui che ha sfogliato le guide, analizzato le cartine, sognato e immaginato, con il suo solito fiuto appassionato. L'obiettivo covava da anni! Le date sono state fissate con largo anticipo, per incastrarsi con gli impegni di lavoro, le giornate di guida, gli impegni del recente mio matrimonio...

Alla fine ci è andata molto bene. Siamo partiti dal 24 aprile al 1 maggio 2022.


Il giorno prima della partenza, si posano sul massiccio 40 cm di neve a 1800 m, che scopriremo essere 60-80 in quota. Partire? Rimandare? Il bollettino valanghe indica 3, ma ci puzza di 4 a tratti... Si parte lo stesso, prendo lo zaino airbag, questa neve aggiusterà la situazione di siccità precedente.


Il percorso parte da Ailefroide e ci porterà ad arrivare a Villar d'Arène in 8 giorni. Il programma: nessuna giornata di trasferimento davvero "tranquillo", molte vette "di spicco", con itinerari non ancora percorsi in questa stagione. Alla fine, vivremo le scelte di itinerario alla giornata, annuseremo le migliori situazioni, cambieremo idea molte volte e le discussioni alla sera e durante la giornata saranno lunghe. Ma credo che siamo riusciti a capire le condizioni della montagna al meglio, senza forzare, e cercando sempre un concatenamento logico!


Al menu:

Giorno 1: Ailefroide - rifugio Sélé Vecchio

Giorno 2: rifugio Sélé - col Sélé - Gioberney - rifugio Carrelet

Giorno 3: rifugio Carrelet-Rouies-rifugio Carrelet-rifugio Temple Ecrins

Giorno 4: rifugio Temple Ecrins, Breche Lory, Dome de Neige des Ecrins, rifugio des Ecrins

Giorno 5: rifugio des Ecrins - col Emile Pic - Pic du Neige Cordier - discesa Glacier des Agneaux - rifugio Adèle Planchard

Giorno 6: Rifugio Adèle Planchard - Grande Ruine Punta Breevort - col Casse Deserte - Rifugio Chatelleret

Giorno 7: rifugio Chatelleret - brèche du Rateau - Rateau Orientale - rifugio Promontoire

Giorno 8: rifugio del Promontoire - brèche de la Meije - passaggio del Serret du Savon - rifugio Aigle - Meije Orientale - glacier de l'Homme - Villar d'Arène


Qui di seguito descriverò le giornate, per un ricordo personale. Non vi mostrerò la tonnellata di foto prese, ma inserirò una piccola descrizione, con qualche sensazione della giornata. Abbiamo giunto le tracce relive e i dati essenziali. Le foto sono state scattate con i nostri semplici smartphone, non siamo mica qui a fare pornografia o a far svolazzare quei rumorosi droni. (e apparecchi più sofisticati non stanno nello zaino).

Per gli nostri ammiratori più sfegatati, tutte le foto sono visibili nel mio drive cliccando qui e sono state scattate da tutti i partecipanti della traversata.

Le giornate non sono solo fatte di cristalli di neve e curve, ma anche di serate in rifugi e di interessanti incontri!


Decidiamo di partire per i primi 3 giorni in rifugi non custoditi, e continueremo "nel lusso e nella bambagia" dormendo in rifugi mitici. Zaino di volume e peso conseguente, e trasporto del fornellino e dell'immondizia fino alla macchina.


All'ultimo minuto si aggiunge anche il buon Titty. Meno male che siamo in 3! Riuscirà il nostro eroe a stancarsi abbastanza? Uno sciatore eccezionale, che grazie al suo grande agio tecnico, vincerà sempre il posto in mezzo alla cordata in discesa, per sua grande gioia. Che grande occasione per festeggiare i 14 anni dal nostro debutto nel mondo dello scialpinismo! Abbiamo iniziato insieme, abbiamo formato un trio di ragazzini terribili che hanno scorrazzato per le Alpi Occidentali, scendendo alcune belle pareti in sci e salendo qualche bella classica di qua e di là... che onore tornare a essere i tre moschettieri! E saremo maturati abbastanza per non prendere schiaffoni dalla montagna?

I tre moschettieri alla partenza, guance pronte per gli schiaffoni a due mani degli Ecrins

Giorno 1: Ailefroide - rifugio Sélé Vecchio

6,6 km, 1113 m D+, 4h20


Ritrovatici al parcheggio di fondo valle a Villar d'Arène, dove lasciamo il Pandino, partiamo in auto alla volta di Ailefroide. Poca neve al Lautaret.. ma a Ailefroide, fortunatamente, la neve c'è! 20 cm alla partenza, inconsistenti, ma che ci permettono di partire sci ai piedi. Inaspettato!

Trilly toglie dal cellophane sci e scarponi nuovi, e solo per le prime ore farà attenzione a non rovinare le pelli sui massi.

Io e Titty invece partiamo già con le pelli molto "esperte", con graffi guadagnati sul campo di battaglia. Quest'inverno di rocce ne abbiamo assaggiate molte.

Neve sufficiente per salire

Abbiamo ricordi troppo ottimistici riguardanti il tempo necessario per raggiungere il Sélé. Al sentiero nel bosco, superiamo il bivio per il rifugio Pelvoux. Arrivati a fondo vallone, la via "normale" invernale passa a sinistra, su delle barre poco invitanti con il carico di neve.

In prossimità del bivio per il Pelvoux

La via estiva sarebbe troppo faticosa da percorrere sci a spalle. Quindi, saliremo a destra su resti di valanghe, elevandoci molto in alto. Complicatino passare questa barra dell'Ouro. Con due traversi delicatini, raggiungiamo il rifugio Selé nuovo.

Rifugio Sélé nuovo

Un pensiero al mitico guardiano negli ultimi decenni del rifugio, Raoul! Qui un documentario in suo onore da guardare con calma dopo aver letto questo articolo.

Alcuni stambecchi corrono via, provochiamo due Woum, continuiamo nel vallone nella nebbia, e proseguiamo fino al rifugio Sélé vecchio.

Rifugio Sélé Vecchio, non custodito

Rifugio in ordine, molte coperte, ciabatte, pentole. Mangiamo i nostri primi spaghettini cinesi, mortadella, risotto allo zafferano, torrone, sciogliamo neve, pianifichiamo il giorno dopo (Ailefroide Orientale? Meglio di no con queste condizioni di neve, ci accontenteremo di attraversare).

Giorno 2: rifugio Sélé - col Sélé - Gioberney - rifugio Carrelet

14 km, 1460 m D+, 9h52


Partenza relativamente tarda, andiamo a fondo vallone, ci leghiamo sul ghiacciaio, ci sono fino a 60 cm di fresca poco consistente. Percepiamo da subito la bellezza del posto in cui siamo.

Sul ghiacciaio del Sélé

Riceviamo la visita dell'elicottero del PGHM, e arriviamo al Col Sélé. Ci aspettiamo un retro del colle facile e sciistico, e invece...

Col Sélé lato ghiacciaio del Sélé

Saranno necessari 40 metri di disarrampicata,

Doppia, cordone lasciato in posto

una doppia di 30 metri, un'altra disarrampicata, prima di mettere gli sci ai piedi!

Doppia verso il ghiacciaio della Pilatte, di fronte ai Bans

Prima discesa sciata del viaggio, nel lunghissimo vallon de la Pilatte. I Bans, le punte della Pilatte, Boeuf Rouge... Volevamo salire ai Boeuf Rouge, ma capiamo che andare in pendii di 40 gradi non è proprio consigliabile.

Quindi scendiamo e poi vedremo! Intanto, la neve non è niente male.

Le prime curve sono timorose e tranquille. Poi ci scateniamo!

Scendiamo fino a quota 2600 m circa, quindi decidiamo di risalire al Gioberney, in traversata. Naturalmente, tutto immacolato e da battere.

Verso il ghiacciaio del Gioberney

Il meteo si guasta, inizia a nevicare, saliamo affidandoci spesso ad altimetro e GPS.

Traversando ai piedi della punta Richardson

Arriviamo fino alla cresta, ramponi ai piedi e sci a spalle, qualche ometto ci conforta nell'itinerario. Cresta mista facile. Prima vetta!

Nei pressi della punta del Gioberney

Scendiamo al colletto, poi ci dirigiamo con un gran traverso verso sinistra (nella nevicata) verso il vallone del Says, che scendiamo. Che neve e che ambiente! Scorgiamo i grandi seracchi del versante Nord del Gioberney. Posto magico!

Polvere alle ginocchia!

Curve sotto ai famosi seracconi del Gioberney

Dopo aver passato gli ultimi pezzi ripidi, un bel ripiano poco ripido. Attendiamo che la visibilità migliori, per iniziare a ricamare.

La parte bassa del ghiacciaio del Says

Scendiamo nel vallone principale, si scivola bene in fondovalle, fino ad una mezz'oretta dal Carrelet. Qui sentiero asciutto e sci a spalle.

Discesa lungo al Véneon

E arriviamo al Carrelet (no ciabatte, topi, non freddo). Acqua da recuperare al torrente a 100 metri.

Accampamento al Carrelet

A nanna che domani è lunga! E dove dormiremo la sera dopo? A La Berarde tutto chiuso, cosa faremo?

Giorno 3: rifugio Carrelet-Rouies-rifugio Carrelet-rifugio Temple Ecrins

18,2 km, 2162 m, D+ 9h11


Partenza 6:30, guadiamo, sci ai piedi, e su nel vallone del ghiacciaio di Chardon!

Vallone del ghiacciaio di Chardon

Lungo lungo. Ne usciamo a destra, sotto al Passage de l'Ane.

Passaggio per salire al ghiacciaio dell'Âne

Abbastanza al limite!

Poi proseguiamo, ci leghiamo sul ghiacciaio, qualche crepaccio è appena visibile.

Sul piatto ghiacciaio delle Rouies

Ancora lungo piattone fino all'impennata finale.

L'impennata finale per giungere in vetta alle Rouies

Due masochisti francesi, saliti dal Pigeonnier, salgono a piedi. Noi teniamo gli sci.

Cresta finale delle Rouies

E abbiamo ragione, loro sfondano fino alle orecchie!

Discesa bella nel ripido, poi un po' ventata nel piattone.


Andiamo a cercare la neve rinvenuta sulla sinistra orografica del ghiacciaio, dove il fondo della neve è compattata dal passaggio delle valanghe.


Dopo il passaggio un po' più critico, sul ghiacciaio di Chardon, trasformata molto bella fino in fondo.

Riposo al Carrelet di circa un'ora, beviamo e prendiamo il sole.

Relax a Carrelet beach

E poi? Risaliamo al rifugio Temple Ecrins, abbiamo visto che le condizioni neve sono buone, l'indomani supereremo i 4000 metri!

Ci sono due tipi di scialpinisti che passano nel vallone della Pilatte: quelli che sbattono contro il pino coricato. E quelli che mentono!

Una breve risalita sci a spalle.. fortunatamente, senza neve.

Indicazioni gialle tipiche del parco

Due orette dopo, attraversando un habitat decisamente quasi mediterraneo, giungiamo al rifugio Temple Ecrins.

Rifugio Temple Ecrins e Ailefroide Occidentale

Perché non provare a entrare a destra scavando scavare due metri di neve e ghiaccio per trovare la porta chiusa, mentre a sinistra c'è scritto "entrée"?

Escape game al Temple Ecrins

Finalmente i nostri campioni di "escape game" risolvono l'arcano enigma e riescono a penetrare nel bel rifugio, rinnovato completamente nel 2018. Ingresso atletico.

Comodità. Numerose pantofole, cibo, pentole, neve in quantità da fondere, lavello, neve. Probabilmente nessuno è passato di qui durante questo inverno. Freddo cane. Programmiamo al meglio la giornata successiva che ci porterà ad attraversare fino al Glacier Blanc. Caldi!

Facce sveglie e rilassate per l'impresa del giorno successivo

Giorno 4: rifugio Temple Ecrins, Breche Lory, Dome de Neige des Ecrins, rifugio des Ecrins

12,2 km, 1789 m, 11h46


Ebbene si, il passaggio più elevato della traversata è previsto per oggi! Ma abbiamo visto se si passa o meno?

Mettiamo gli sci alla terrazza del rifugio, saliamo il lungo vallone con ampissimi zigzag e slalom tra le morene.

Accarezzando le pendici del Pic Coolidge

La neve caduta nei giorni precedenti si è assestata assai, ma l'ambiente rimane severo, questi posti devono essere poco frequentati d'estate, figuriamoci in inverno. Che posto.

Risalita verso il ghiacciaio del Vallon de la Pilatte

Andiamo a finire contro la parete del pic Coolidge, e quindi giungiamo all'agognata pausa al col des Avalanches.

Ultime gucie prima del col des Avalanche

Al col des Avalanche ci bacia il primo sole, speriamo che non scaldi troppo le pareti!

Pausa soleggiata al col des Avalanches

Ci leghiamo per percorrere il ghiacciaio alla base del versante sud della Barre des Ecrins. Ambiente!

Ci innalziamo nel circo glaciale

Arriviamo alla sommità del ghiacciaio zigzagando tra i seracchi e i crepacci. Bene, ora sci a spalle e ramponi per salire il canale che scende dalla Brèche Lory (AD). Saliamo in corda corta, la prima parte fino al torrione è delicata, la neve copre rocce instabili.

Nel tratto in traverso del canale che sale alla brèche Lory

Poi la neve aumenta, facciamo tiretti di 6-8 metri, c'è un traverso a sinistra delicato, poi saliamo dritti sul canalino al sole. Ci sono sempre spuntoni per proteggersi in maniera decente.

Il canale in sé non è lunghissimo e sbuchiamo alla Breccia Lory. Spettacolo!

Brèche Lory

Naturalmente scorgiamo che non c'è nessuna traccia di salita dalla via normale. Che strano.

In cima il telefono prende, chiamiamo il rifugio per prenotare il pernotto (e per farci dare una sbinocolata).

Discesa dalla cresta del Dome de Neige des Ecrins

Dalla vetta scendiamo sotto alla verticale della Barre.

Lì una barra di ghiaccio ci obbliga a fare 5 doppie da 30 metri sul ghiaccio vivo.

5 doppie in ghiaccio vivo

Da qui, scendiamo legati fino alla crepaccia terminale.

Ai piedi degli ultimi seracchi minacciosi

Discesa a razzo sul ghiacciaio, prima della "piccola" risalita per il rifugio des Ecrins. Finalmente un rifugio custodito, oggi non dobbiamo fondere la neve! Anche qui però l'acqua è ragionata.

Rifugio degli Ecrins, poco affollato questo inverno

Qui incontriamo finalmente altri umani. I due rifugisti sono molto professionali, mantengono i loro segreti non svelandoci tutti i gossip del passaggio del gruppo nazionale femminile spagnolo di alpinismo (cioè, è come avere il film Il Ciclone in un rifugio!).

Incontriamo anche un gruppo con collega guida di Pau. Condividiamo la cena, minestrone e riso con salsiccia e peperone piccante, ho l'onore di dormire nel letto con baldacchino nel "palace des guides", la colazione è tranquilla, domani rinunceremo a salire gli Agneaux (in scarse condizioni), ci accontenteremo di una giornata di transizione. Però non ci accontenteremo di scendere a Villar d'Arene!

Giorno 5: rifugio des Ecrins - col Emile Pic - Pic du Neige Cordier - discesa Glacier des Agneaux - rifugio Adèle Planchard

9,1 km, 1328 m, 7h11


Partenza abbastanza relax, saliamo rapidamente al col Emile Pic (salita delicata su 8 metri un po' scabrosi su roccia Oisans, ma c'è una corda fissa in posto). Di solito si traversa nell'altro senso.

Versante sud del col Emile Pic

Risaliamo rapidamente la cresta del Pic de Neige Cordier.

Crestone del Pic de Neige Cordier

Gran panorama!

Vetta del Pic de Neige Cordier

Scendiamo la cresta a piedi, incontriamo um collega guida Azimut con due clienti, e ci buttiamo giù sull'inesplorato ghiacciaio des Agneaux.

Scendiamo la prima parte, la neve non è per niente male, anche se talvolta il ghiaccio è molto vicino e lo grattiamo con le nostre lamine.


Anche se il ghiaccio non è lontano, possiamo sganciare i cavalli.

Discesa ghiacciaio degli Agneaux

Verso la fine del ghiacciaio, purtroppo il ghiaccio sbuca in superficie e ci obbliga a una doppia di 30 metri.


Doppia su ghiacciaio des Agneaux

Sempre emozionane scendere una doppia con gli sci ai piedi!

Per fortuna la continuazione è su neve.

Viva gli abalakov secchi

La continuazione della discese è su neve molto dura, decidiamo di fermarci a un provvidenziale roccone per fare un pic nic one.

Roccone provvidenziale per il picnic

In questo modo la neve molla al punto giusto e ci scateniamo su un gran gran firn.

Primo vero firn

Per passare una barra, una quarantina di metri in ski erboso.

Oups we did it again

Quindi una "breve" risalita di 800 metri fino al rifugio Adèle Planchard.

Rifugio molto molto bello, accoglienza del buon Guillaume, passiamo il pomeriggio a idratarci e a sfidarci a ping pong, qualcuno si addormenterà sulle sdraio sotto al sole.

Gran cena condivisa con il collega Damien di Aiguilles e le sue tre clienti, minestrone passato con zenzero (molto zenzero), riso e pollo con panna e pepe. Quante spezie, qualcuno ne mangerà troppo e il giorno dopo ne pagherà le conseguenze.

Giorno 6: Rifugio Adèle Planchard - Grande Ruine Punta Breevort - col Casse Deserte - Rifugio Chatelleret

5,8 km, 806 m D+, 4h35