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Climbing for Climate - ghiacciaio del Ventina, Valmalenco

Nei giorni scorsi, il collega Gabriele mi chiama per propormi di partecipare all'uscita Climbing for Climate, iniziativa organizzata dalle università di Milano nella bellissima Valmalenco.

Benvenuti a Chiareggio (SO)

In queste due giornate, l'obiettivo è quello di mostrare agli studenti e alle giovani generazioni gli effetti tangibili dei cambiamenti climatici sul nostro ambiente e sulle nostre attività lavorative.

Ritrovo e presentazioni del gruppo

L'organizzazione è del professore Giacomo, che si occupa del bilancio del carbonio delle varie attività e dei processi. Sicuramente un campo che diventerà molto importante nel prossimo futuro.

Per la parte scientifica, è intervenuto addirittura niente di meno che il presidente del Comitato Glaciologico Italiano Valter Maggi. Egli ha scelto una disciplina da specie in via di estinzione! Un grande piacere approfittare delle sue competenze, degli aneddoti raccolti tra mesi di studi nelle basi dell'Antartide, di carotaggi effettuati in inverno al di sopra dei 4000 metri sulle Alpi. La competenza scientifica si affianca anche ad una grande capacità divulgativa e al desiderio di rendere consapevoli gli studenti e i giovani per capire cosa sta succedendo dal punto di vista climatico su questo pianeta.

Mer de Glace, Chamonix, 1990-2021. 31 anni di differenza. Tutto bene?

Nella prima giornata ci siamo avvicinati con passo felpato ad una entità che sta riculando anno dopo anno. Il ghiacciaio del Ventina è uno dei pochi ghiacciai alpini dall'accesso relativamente facile.

In un'oretta da Chiareggio, con una piacevole e ombreggiata salita nel bosco di circa un'oretta, si raggiunge il pianoro che accoglie il rifugio Gerli-Porro e il rifugio Ventina (1965 m).

Catwalk tra i due rifugio! (sullo sfondo, il Gerli-Porro).

Dopo una breve pausa sulla terrazza del rifugio Ventina (qualcuno aveva già fame), ci viene presentato il progetto del Sentiero Glaciologico Vittorio Sella. Esso fa parte dell'ecomuseo della Valmalenco. Il posto è incantevole e bucolico.


Percorriamo la zona pianeggiante e raggiungiamo una zona con dei larici molto giovani.

Dall'ultima piccola età glaciale, coincidente con l'epoca napoleonica, il ghiacciaio non ha fatto che indietreggiare. La vegetazione ne prende il possesso, lentamente, in timorosa attesa di un eventuale ritorno del ghiaccio?


Il ghiacciaio è un rullo trasportatore che porta materiale verso il basso, anche di grandissime dimensioni. Ci divertiamo a cercare la differenza di colore nelle rocce, a trovare il masso erratico più grande, a osservare le morene che sono il segno delle fasi di espansione della massa glaciale, ad indovinare le età dei licheni e delle piante che hanno colonizzato questo spazio ostile.

Seduti sulla morena

Lungo il sentiero ecologico, alcuni cartelli indicano l'anno in cui la fronte del ghiacciaio si trovava in quel luogo. Segna un'inesorabile ritirata.

.. no, non è quella fronte...

Qui avviene una scissione nel partito, che riguarda principi etici, convinzioni personali, abitudini millenarie. Il Partito dello Spritz delle 5 gira i tacchi e torna al rifugio per approfittare di un ottimo aperitivo (luoghi comuni su Milano ne abbiamo?).

Invece il Movimento degli Irriducibili attacca il sentiero che prosegue lungo il filo della morena.